La Chiesa del Convento di S. Antonio

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Da un articolo di Nino Gallicchio

La piazza del Convento è uno dei luoghi più interessanti di Bisaccia. A renderlo tale concorrono alcuni elementi.
Dal muretto, quasi un "terrazzo sull'infinito", si gode un paesaggio meraviglioso: la convalle tracciata dal vallone Isca, le cime del subappennino dauno che degradano dolcemente verso il Tavoliere delle Puglie.
Al centro della piazza un grande tiglio secolare, custode sornione di tanti ricordi.

Questo luogo, caro all'immaginario collettivo dei bisaccesi, accoglie la Chiesa di Sant'Antonio di Padova  o del Convento: sacrario di fede, di storia e di arte trasmesse dalle fatiche e dalle emozioni intime dei padri.

Mancano tuttora riscontri storiografici concreti e uno studio serio e organico che possano permettere di ricostruire le origini, legate con certezza alla presenza dei Frati Minori Conventuali, giunti a Bisaccia in seguito ad una concessione pontificia del 1412 con cui si assegnava all'ordine la Chiesa di "S. Nicola del Piano". In una relazione "ad limina" del 1593 si fa cenno ad un "Monasterium virorum ordinis Sancti Francisci Conventualium" e a tre confraternite ivi presenti: "S. Antoniy de Padua, S. Maria de Gratia et S. Rosariy..."

 

L'attuale complesso architettonico è in gran parte l'esito a cui si è giunti attraverso distruzioni inferte dai terremoti succedutisi nel corso dei secoli (1694-1732-1930).
L'esterno si presenta in uno stile sobrio ed essenziale. Sul lato destro vi sono alcuni locali annessi alla chiesa: sono ciò che resta dell'antico convento insieme al portale d'ingresso in pietra calcarea con lo stemma dei francescani, datato 1754. Sul sinistro invece si sviluppa il campanile che fa corpo con la chiesa stessa.
La chiesa, a pianta longitudinale, ma irregolare, si divide in due navate (centrale e laterale), con cappelle sfondate disposte lungo quella di sinistra.
L'interno armonizzato da pregevoli stucchi seicenteschi è arricchito da preziosi altari e da un interessante coro ligneo che, situato nell'abside, rifinisce il contesto liturgico e architettonico del luogo sacro.

Nino Gallicchio

Ulteriori notizie storiche sono in un articolo scritto anni fa dal rev. don Michele Lattarulo.