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Giungendo dall'autostrada Napoli-Bari o dalla statale che percorre l'Irpinia, Bisaccia si presenta ai nostri occhi in duplice veste: due nuclei urbani molto diversi tra loro che convivono da quando è iniziata l'opera di ricostruzione, 15 anni fa.
La zona più alta del territorio è dominata dall'altopiano del Formicoso, un tempo teatro delle lotte contadine per l'assegnazione dei terreni, oggi è un vasto pianoro coltivato dove sul crinale si sta allestendo un campo eolico progettato dalla Comunità Europea.
A seguire la contemporanea propaggine urbana nella quale è facile distinguere, fra schiere di case bianche, dei particolari edifici costruiti negli ultimi dieci anni: l'edificio polifunzionale che ospita un centro socio-educativo per disabili, l'edificio scolastico e la chiesa del Sacro Cuore con il campanile proteso verso l'alto per circa 40 metri.

Da qui lo sguardo si apre sul suggestivo paesaggio e non può che cadere sul centro storico raccolto su uno sprone del Monte Calvario, incuneato tra due burroni, alla testata del vallone Isca.
Se qualcuno pensa che la montagna d'argilla sia il segno di un passato scomparso, farebbe bene a ricredersi e a continuare il viaggio alla ricerca dell'arte perduta che ancora resiste e può rivivere del sentimento intimo di questa gente che si esprime attraverso riti e celebrazioni secolari.
Collegata alle rovine dell'antica città sannita di Romulea, la sua fondazione viene riferita all'età altomedievale ma non mancano importanti testimonianze preistoriche dell'età del ferro e del bronzo recuperate nel corso degli scavi archeologici della necropoli sulla collina denominata Cimitero Vecchio.
Fra le sepolture riportate alla luce, importante per i ricercatori è la cosiddetta "principessa di Bisaccia" del VII secolo a. C., esposta con il suo ricercato e prezioso corredo funerario (spille e pendagli d'ambra, 50 bracciali in bronzo ad arco inflesso, vasi e brocche di ceramica e terracotta) alla Mostra internazionale sui Sanniti a Roma.

Nel cuore del centro storico si erge a simbolo orgoglioso e austero del passato il grandioso Castello Ducale, di origine longobarda, ma dalla tipologia architettonica singolarmente sveva con la torre quadrata e il grande loggiato che rifinisce il poderoso bastione difensivo. Interessanti le testimonianze archeologiche altomedievali rinvenute sul piazzale della torre e i resti di una cappella castrense sotto il portico del cortile ducale.  Dimora di caccia di Federico II, il castello è appartenuto a importanti famiglie fra cui i Manso che secondo la tradizione ospitarono nel 1588 Torquato Tasso e i Pignatelli, di cui Ascanio divenne primo Duca di Bisaccia nel 1600.

Tuttora sede episcopale, alla presenza dell'antica diocesi è legata la chiesa più importante del paese: l'Ecclesia Cathedralis.
Ricostruita nel 1747, dopo i rovinosi terremoti del 1694 e del 1732, il sacro edificio domina piazza Duomo con la sobrietà unita all'eleganza della facciata in pietra. In essa sono incastonati i bassorilievi romanico-gotici dell'antica Cattedrale. Uniche in Irpinia, queste sculture di Bisaccia sono una sintesi armoniosa tra arte normanna e bizantina.
Imboccando la discesa detta "le forge", si apre subito una piazzetta dove si congiungono un dedalo di stradine lastricate a ciottoli.
Qui due chiese si sbirciano a vicenda: una, quella di S. Giovanni Battista, del 1680, detta comunemente "dei Morti" perchè anticamente sede dell'omonima congrega; l'altra, dedicata alla Vergine del Carmelo, del 1667.
Incamminandoci per questi vicoli ci renderemo subito conto che sapienti artigiani del passato ci hanno lasciato in eredità un patrimonio fatto di amore per la propria terra, infatti si può ancora ammirare la pietra dei portali delle facciate, delle piccole finestre, dei balconi pieni di fiori che ci racconta, fra le sinuosità della lavorazione, vecchie storie e antiche leggende.
Siamo giunti quindi sul piazzale del Convento al centro del quale si erge, protettivo, un grande tiglio secolare. Dal muretto, quasi un terrazzo sull'infinito, si gode un paesaggio meraviglioso.
Questo luogo, simbiosi tra natura e religione, accoglie la chiesa di Sant'Antonio di Padova, patrono del paese, sede dell'Arciconfraternita che vi esercita attività di culto.
Termina qui il nostro viaggio fra le risorse nascoste e le tradizioni di una terra dal cuore antico che ancora vuol continuare a scrivere pagine di storia "perché qui gli ingegni sono vivi e le tempre sono forti" (De Sanctis).

Da un articolo di Nino Gallicchio

La musica in sottofondo è un canto popolare bisaccese "La patrona mia"
suonato dal maestro Daniele Trivelli